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	<title>Pavoni Vaganti</title>
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		<title>Le sete di San Leucio una realtà unica al mondo</title>
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				<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 07:31:18 +0000</pubDate>
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			<p>Per la sua luminosità, la seta è da sempre utilizzata come simbolo di lusso. Anticamente accessibile solo a re, imperatori e alle loro corti, era utilizzata per rappresentare simboli del potere e delle famiglie aristocratiche, utilizzandola per arredi interni, e abiti. Indossare abiti di seta era segno di potere e divinità, fino al XIX secolo quando la produzione di seta subisce una accelerazione, le filande si diffondono nelle città e la seta diventa materiale prezioso, appannaggio anche delle classi emergenti borghesi.</p>
<p>Nel XVIII secolo, intorno al 1776 Re Ferdinando IV di Borbone fonda la Real Colonia di San Leucio, chiamando i migliori maestri tessitori con l’obiettivo di produrre una seta di bellezza superiore a quella prodotta allora a Lione e all’epoca considerata la migliore. E’ questa una vera e propria operazione di marketing di prodotto, il cui obiettivo voluto dal re è quello di produrre tessuti in seta, i superiori al mondo per qualità e creare un centro di eccellenza produttiva nel suo regno, vicino alla magnifica Reggia di Caserta e dunque per la fornitura della propria corte, e vicino a Napoli centro di scambi commerciali all’epoca importantissimo.</p>
<p>Per far questo Ferdinando IV non solo chiama i migliori tessitori italiani e francesi per insegnare l’arte della tessitura ma regala un telaio ad ogni famiglia. San Leucio diviene ben presto eccellenza della tessitura, esperimento di archeologia industriale e sociale, una città ideale costruita attorno a una reggia-filanda, che ben presto fu chiamata “Ferdinandopoli”. In tutte le corti d’Europa si diffonde la fama dei preziosi manufatti delle seterie reali di San Leucio.</p>
<p>La fama cresce a dismisura e le produzioni all’interno dei laboratori proseguono giorno e notte senza sosta per soddisfare tutte le case reali oltre al Regno dei Borbone. La seta di San Leucio diventa la seta più importante, e più ambita da ogni corte reale. Eventi storici e rivoluzioni civili e industriali, modificarono nei secoli i regni e gli stili di vita, ma San Leucio ha resistito fino ad oggi, e sono ancora attive alcune di queste manifatture, poche naturalmente. Tramandate in famiglia sin dal 1700, proprietarie sin dall’epoca degli antichi telai con i complessi ingranaggi come i torcitori circolari o mulini da seta, forniscono ancora oggi sete per il Vaticano, la Casa Bianca, Buckingham Palace, e case reali e di alta rappresentanza.</p>

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		<title>Vicuña, che cos&#8217;è?</title>
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				<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 07:29:24 +0000</pubDate>
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			<p>La vicuña è un piccolo camelide dal musetto dolce che vive selvaggio sulle Ande tra i 3.200 e i 5.500 metri.<br />
Le origini sono antichissime. Sappiamo che nel 1200 gli inca filavano la vicuña solo per le vesti dei re e le vicuñe erano considerate animali sacri.</p>
<p>Con l’arrivo degli spagnoli iniziò l’uccisione degli animali per averne il vello; essa divenne sistematica e diffusa nei paesi andini, fino al 1960.<br />
Nel 1965, raggiunto il record negativo di soli 5000 esemplari ancora in vita, il governo peruviano intervenne con la creazione di riserve naturali – incentivando inoltre lo sviluppo di nuovi metodi di allevamento su aree di grande estensione e imponendo divieto di vendita del manto di vigogna.</p>

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			<p style="text-align: left;">La vicuña venne in seguito dichiarata specie a rischio estinzione. Perù e Bolivia per primi, Cile e Argentina in seguito, firmarono accordi di tutela della vicuña e tutti dedicarono enormi spazi territoriali per gli allevamenti. Nel 1995 gli animali erano diventati 98mila. E il comnercio del vello in quanto tosato tornò ad essere legale. Oggi sono quasi 200.000 gli esemplari di vicuña. Ancora come specie da tutelare, seppur non a rischio di estinzione, ne è permessa la tosatura.</p>

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			<p>Dal caldo colore ambrato fino al color miele, più fine del cashmere o del baby cashmere (12,5-13 micron contro rispettivamente 14-15 e 13), più leggera e morbida al tatto, la vicuña è la “seta del nuovo mondo”. Un esemplare adulto produce solo 250 grammi ogni due anni, che diventano 150 dopo la degiarratura (il processo di separazione dalle fibre più grosse). Questo significa che per fare un cappotto di vicuña occorre la tosatura di 25 o 30 animali.</p>
<p>La vicuña quindi risulta essere tra le materie tessili più care.</p>

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	</div>
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		<title>Cashmere, che cos&#8217;è?</title>
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				<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 07:24:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura di Qualità]]></category>

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			<p>Il cashmere innanzitutto è una lana, la più nota tra le pregiate. E’ rinomata soprattutto per la morbidezza superiore alle altre lane, e questo è l’aspetto più immediato e tangibile che attira il consumatore. In realtà la caratteristica che rende questa fibra un materiale eccellente è prima di tutto una finezza superiore, che conferisce ai tessuti e filati di cashmere la capacità di tenere caldo pur con un peso leggero. E questo è il maggior pregio.</p>

		</div>
	</div>
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                  <h4 class="h">Cenni Generali</h4>
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			<p>La finezza delle lane si misura in micron e le lane cashmere sono generalmente 14 e 15 micron ovvero più sottili delle lane, che generalmente vanno dai 24 micron. Ogni capra fornisce circa dai 180 ai 400 grammi l’anno di lana. La lana è estratta con una naturale pettinatura dell’animale, che avviene solo in primavera. La parte più pregiata, ossia la lana più fine e più lunga è quella del sottomantello, che l’animale sviluppa per mantenere costante la temperatura corporea. Questa parte più pregiata si chiama Duvet. Le particolari condizioni climatiche, i forti sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte delle zone in cui vivono questa pregiate capre favoriscono lo sviluppo del Duvet. Questa peluria ha la particolarità eccezionale, come del resto tutte le fibre animali (ma questa più di ogni altra per le caratteristiche suddette), di termo-regolare il corpo dell’animale rispetto all’ambiente esterno, proteggendolo sia dalle basse, sia dalle alte temperature. La parte superiore del pelo invece, più ispida e spessa è denominata Giarre.<br />
Il baby cachemire oggi utilizzato come cachemire di maggior pregio, altro non è che il Duvet di capre giovani.<br />
Mongolia e Tibet sono i maggiori e migliori produttori di cashmere, Iran e Afganistan sono anch’essi produttori ma di minori qualità.</p>

		</div>
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                  <h4 class="h">Trasformazione e qualità del cashmere</h4>
              </div>
    
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>I migliori trasformatori di questa materia prima, ovvero il cashmere, sono storicamente la Scozia e l’Italia. Che significa trasformatori ? Significa che una volta estratta la materia prima dalla capra, quello che si forma sono le cosiddette balle di cashmere, esattamente come le balle di lana, formate da elementi chiamati Tops. I Tops sono i fiocchi di lana, che si formano quando la capra viene pettinata per estrarre il cachemire. Ogni anno avvengono aste di questo prezioso materiale per l’approvvigionamento mondiale. La qualità dei Tops varia per natura stessa del filato, non tutte le capre hanno lo stesso vello. Varia dunque per finezza di pelo, per lunghezza dello stesso, e per colore.</p>

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			<p>I colori più pregiati sono quelli chiari, il bianco White e l’extra White sono i più pregiati e costosi. Essi permettono tinture chiare, e colori estremamente brillanti. Tingere un azzurro su una base bianca o su una base grigia, da effetti di tono colore e brillantezza assai diversi. Più pieni e brillanti sono i colori, più la base di filato è una base costosa.</p>

		</div>
	</div>

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			<p>Realizzare filati e tessuti in cachemire è appunto il processo di trasformazione in cui le industrie devono saper scegliere il miglior materiale per il miglior realizzo e o il materiale più idoneo a ciò che si vuol realizzare. Se si vuole un tessuto di cashmere estremamente leggero e caldo e dalle tonalità di colore più ricche o brillanti o chiare, si dovranno utilizzare i Tops migliori e tingerli direttamente. Se invece si vuole produrre un tessuto o un filato di cashmere ma non si cerca l’ eccellenza, si potranno scegliere lane cashmere più scure, meno fini, e tingerle direttamente in pezza o in filo.</p>

		</div>
	</div>
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		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Per cui, il tipo di materiale, come è stato tinto e come è stato trattato, fanno la differenza tra un prodotto e l’altro di cashmere e tra i vari prezzi assai differenti presenti sul mercato. Fibre corte e scure daranno origine a prodotti meno costosi di quelli realizzati con fibre lunghe chiare e sottili.<br />
Nulla vieta di tingere di nero un materiale originariamente white, questo originerà un nero assolutamente pieno e brillante, ma non sempre riconoscibile dal cliente come un nero diverso da un nero tinto su lane già scure in origine.</p>

		</div>
	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Il trattamento ovvero il tipo di lavaggio subito dal materiale è un altro elemento di discriminazione. Un materiale più ispido e con fibre corte, avrà bisogno di maggiori trattamenti per renderlo più morbido, ed esso potrà parervi estremamente morbido al tatto, ma procurarvi dopo poco tempo, un orribile peeling, e un cedimento delle fibre. La lunghezza e la finezza della fibra così come la tintura e la tessitura sono gli elementi che fanno la differenza. Questo prima di tutto.</p>

		</div>
	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Naturalmente, in commercio potete trovare cashmere costosi non perché sintesi di tutte le eccellenze ma solo perché brandizzati. Cosi come potete trovare cashmere costosi di marchi non famosi ma sintesi di eccellenza. Cashmere a basso prezzo non è mai un buon cashmere, almeno ché non siate di fronte a sconti speciali per qualche motivo, o non siate nell’outlet di un produttore. Nessuno regala un cashmere eccellente.<br />
Per diversità di finezza, lunghezza, colore possiamo trovare sul mercato materiali la cui diversità di prezzo può moltiplicarsi anche dieci volte.</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Acquisti di abbigliamento. Internet nel 1903.</title>
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				<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 07:13:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura di Qualità]]></category>

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			<p>Si ha spesso l’impressione che la nostra attualità e il quotidiano siano legati alla modernità, al contemporaneo, ad un tempo futuro in cui già siamo immersi. E che una volta le cose fossero tanto diverse. Ma lo erano poi così tanto? Vediamo quanto nell’abbigliamento.</p>

		</div>
	</div>
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			<p style="text-align: center;">Copertina catalogo Contratti 1903-1904, Milano. (1)</p>

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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p style="text-align: center;">Copertina Catalogo Gutteridge 1909 -1910, Napoli. (2)</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_row-"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner " style="  "><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Due copertine di Cataloghi di abbigliamento. Le date: 1903 (foto 1) e 1910 (foto 2). Un bel salto indietro. Eppure … nulla di nuovo, piuttosto, parecchio di meglio. I cataloghi sono emessi da un grande magazzino di Milano e da un grande magazzino Inglese, con la sua filiale di Napoli. Dunque nel 1910 i napoletani avevano a disposizione dei grandi magazzini di abbigliamento inglesi.<br />
E non erano grandi magazzini di merce qualunque. Non erano i Department Store di oggi, sbucati come funghi da paesi distanti dalla cultura della qualità e del buon gusto nel vestire, che vendono vagonate di cenci. Erano “Department Store” che offrivano prodotti di ottima qualità.</p>
<p>Sul catalogo i capi venivano riprodotti tramite immagini disegnate con dovizia di particolari, il che presupponeva che bravissimi disegnatori, e bozzettisti, fossero all’opera. I disegni erano poi descritti uno per uno esattamente come oggi si descrivono i capi in vendita su internet. I tessuti anch’essi venivano specificati e presupponevano la conoscenza degli stessi da parte dei clienti. E si poteva scegliere il materiale, cosa che oggi vi scordate di poter fare, in qualunque tipo di acquisto.</p>

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			<p style="text-align: center;">Giacche e mantelle per signora (1903-1904). (3)</p>

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			<p style="text-align: center;">Giacca e mantelle per signora (1909-1910). (4)</p>

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			<p>La signora interessata, che oggi chiamiamo “utente” privandola di ogni eleganza, sesso e personalità persino nel termine, poteva all’epoca, scegliere di farsi recapitare a casa la giacca o il cappotto, in tessuti di diversa tipologia (foto 3 e 4): in melton, oppure in beaver, o ancora in cheviot. Tutte specifiche che oggi a volte neppure gli addetti ai lavori o alle vendite conoscono. Eppure le nonne e le bisnonne, e le trisavole, che non erano addette ai lavori ma spesso casalinghe, cos’è il beaver lo sapevano. E non potevi imbrogliarle.</p>
<p>Questa cultura era talmente diffusa e radicata, da poter essere comunicata su catalogo nella certezza che l’ “utente” sapesse perfettamente di cosa si parlava. Perché queste conoscenze facevano parte della educazione. L’ educazione alla conoscenza. I mezzi di oggi per sapere, appaiono molto più ampi e molto più democraticamente disponibili, eppure qualcosa non quadra. Ci sfuggono le nozioni fondamentali. Perché non solo la maggioranza delle persone non sa di che materiale sono gli abiti con cui si veste, ma spesso non sa neppure perché quando spinge un tasto si accende la luce, o perché l’auto che guida si mette in moto quando spinge il pulsante. Eppure, siamo informatissimi.</p>

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			<p style="text-align: center;">Listino prezzi delle lane e tipologie offerte (1903). (5)</p>

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			<p style="text-align: center;">Condizioni di vendita (1910). (6)</p>

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			<p>Tutti i tessuti disponibili a catalogo venivano scrupolosamente dettagliati (foto 5) così come le condizioni di vendita (foto 6), che sono né più né meno le stesse che si applicano oggi quando fate acquisti su internet.<br />
Per darvi un’idea, negli anni di pubblicazione di questi cataloghi, non era ancora stata scoperta la penicilina, in Italia c’era ancora il re, esisteva ancora l’Impero Ottomano, e i grandi magazzini Selfridges di Londra non avevano ancora aperto. Apriranno proprio nel 1910.</p>

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		<title>Seta, che cos&#8217;è?</title>
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				<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 08:21:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura di Qualità]]></category>

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			<p>La seta è una materia prima naturale, animale. Viene prodotta da un insetto, chiamato <strong>Bombyx Mori</strong>, mangiando solo foglie di <strong>gelso</strong>. Il bozzolo di seta viene realizzato dalla larva dell’insetto che lo userà come propria casa, all’interno della quale si trasformerà in crisalide. Il piccolo bozzolo è fatto di <strong>centinaia</strong> di metri di filo di seta <strong>continuo</strong> che la larva avvolge, e che l’uomo utilizzerà svolgendolo.</p>
<p>Per la sua naturale lucentezza è sempre stata amata da re ed imperatori, come simbolo di ricchezza e potere, venendo utilizzata per vesti e arredamento.<br />
La Cina ne è sempre stato il maggior produttore; l’impero Giapponese, un grande utilizzatore, così come il Cinese. Oggetti ed abiti imperiali in seta, di questi due paesi sono esposti oggi nei musei, così come quelli delle case Reali Europee. La seta raggiunse l’Europa dalla Cina, tramite la Via della Seta che collegava la Cina con l’Impero Romano.</p>
<p>Oggi sul mercato troviamo tantissime tipologie di sete più o meno care. La materia prima non è tutta uguale. Vi sono bachi… e bachi. <strong>La tessitura e la tintura come sempre fanno la differenza.</strong> Un ottimo capo in seta, non costa poco.</p>

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			<p>e tessiture più costose danno origine agli <strong>chiffon</strong> di seta, tessuti ultraleggeri sottili e trasparenti, e ai <strong>georgette</strong>, tessuti anch’essi leggeri ma meno dello chiffon e più drappeggiabili.. Chiffon e georgette sono anche <strong>crêpe</strong>, quando al tocco sentite una ruvidità. In italiano, una mano crespa. Questo effetto si ottiene con fili di seta che hanno subito un processo di ritorcitura elevato e pertanto costoso. Con lo stesso processo si da origine anche alla seta <strong>organza</strong>.</p>
<p>La seta crêpe di chiffon è tra le più costose e lussuose. Un abito in crepe di chiffon andrà dai tre ai quattro zeri, a seconda del tipo di abito e del brand che ve lo propone.<br />
Anche il <strong>taffetà</strong> è una splendida seta lussuosa, completamente diversa da quelle precedenti, ha una struttura serrata e quasi rigida, luminosa, mano frusciante a ogni minimo movimento, leggera e brillante. Il taffetà cangiante è un tessuto ottenuto usando in trama e in ordito filati di colori di diversi</p>

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			<p>Il <strong>crêpe de chine</strong>, morbido e compatto molto ben drappeggiabile, e il <strong>satin</strong> o <strong>raso</strong>, morbido, lucido davanti e opaco dietro, sono le sete più comuni che ben si adattano a capi di vario genere e utilizzo.<br />
Infine la seta <strong>burette</strong>, in trame, tessuti e fili meno sottili, dal peso maggiore delle precedenti e dall’aspetto opaco, è ricavata dai bozzoli che si sono rotti. Non priva di fascino per il suo contrasto di materiale comunque pregiato ma dall’aspetto meno raffinato, con la seta burette si possono realizzare ad esempio giacche sportive ma pur sempre lussuose per una fusion sportychic.</p>

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